Domenica 9 novembre ospiti all’ippodromo gli esotici dromedari che vivono all’interno del parco.
La presenza dei dromedari a San Rossore è stato un elemento di richiamo fin dal 1600 come dimostrano gli scritti di tanti illustri viaggiatori che giunsero a Pisa e poi si inoltrarono in passeggiate fino a San Rossore. Da Massimiliano d’Austria a Nietzsce, molti lasciarono scritti nei quali espressero il loro stupore per quanto di insolito avevano visto muoversi sui prati e nel bosco, presenze inconsuete per il paesaggio toscano.
Documenti di archivio indicano dal 1667 la presenza dei primi dromedari a San Rossore, dono del Bey di Tripoli a Ferdinando de’ Medici, un dono consistente in una carovana di animali esotici che comprendeva, oltre a sei dromedari, anche struzzi, gazzelle e perfino due leoni. Sopravvissero e si moltiplicarono i soli dromedari che, utilizzati soprattutto nel trasporto di legname, raggiunsero nel 1938 il numero, indicato negli archivi della tenuta di San Rossore, di 220 esemplari. A loro era stato riservato un ampio rifugio in località Boschetto e assegnati alcuni dipendenti per la loro cura. I dromedari a San Rossore erano intanto diventati ufficialmente ‘cammelli ’– cioè quelli con due gobbe – dal 1785 poiché come tali li indicò un funzionario del registro granducale un po’ superficiale redigendo l’inventario dei beni presenti nella tenuta. Gabriele D’Annunzio fece il resto chiamando quei dromedari ‘cammelli’ in tre sue opere di grande successo: la raccolta di poesie “Alcyone”, la tragedia “La Gioconda”, il romanzo “Forse che sì, forse che no”.
La seconda guerra mondiale che portò all’armistizio dell’8 settembre e vide l’Italia schierarsi contro l’Asse, fece affluire in tenuta, come forza di occupazione, le truppe tedesche e anche un reggimento della Divisione Turkestan composta da soldati asiatici collaborazionisti. In carenza di cibo, questa truppa, memore che nella loro terra cammelli e dromedari sono cibo pregiato, prima di lasciare la tenuta, dopo un anno di occupazione, ne avevano cancellato la presenza. Che la carne del cammello fosse in quei luoghi lontani un piatto nazionale non deve però stupire più di tanto poiché anche a Pisa, in piazza delle Vettovaglie, prima della guerra le macellerie offrivano, con la carne di manzo e di cavallo, anche quella del dromedario di San Rossore.
Con la presidenza di Giovanni Gronchi, che acquisì la tenuta pisana fra i beni in dotazione al Quirinale, fu fatto un tentativo di reintrodurre nel 1957 a San Rossore cinque esemplari di dromedario ma vent’anni dopo l’esperimento era già concluso nell’indifferenza generale con la morte di Nadir, l’ultimo dromedario.
Gli esemplari oggi presenti a San Rossore, nella zona del Boschetto, acquisiti una decina di anni fa, hanno proprio lo scopo di mantenere viva e ricordare un frammento caratteristico della storia di questi luoghi
Puoi venire a vederli domenica tra una corsa al galoppo e l’altra, non perdere questa occasione!


