Albino, cavallo d’Italia

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Domenica 21 novembre la terza corsa è intitolata a un cavallo speciale, “Albino, cavallo d’Italia”, da intendersi come un omaggio al cavallo nelle sue molteplici attività.

Il nome di Albino è nel cuore di chiunque conosca, fra le vicende della seconda guerra mondiale, l’eroica carica di Insbuchenkji nella quale il “Savoia Cavalleria” cercò di opporsi alle armi automatiche sovietiche.

Fra i superstiti di quell’impresa disperata condotta nell’ansa del Don, che vide fra i protagonisti anche ippici di rango come Gigi Gianoli e Pio Bruni, fu un cavallo, Albino, che, rientrato in Italia cieco e zoppo, fu curato e poi eletto “cavallo d’Italia”.

Lo Stato gli assegnò una pensione che gli consentì di vivere serenamente fino a 28 anni nelle scuderie dell’esercito a Merano.

Dopo la sua morte, trasferito il Reggimento a Grosseto, Albino, imbalsamato, oggi rappresenta un’attrazione per le scolaresche che vanno a visitarlo commuovendosi per la sua drammatica vicenda.

Ad Albino ha di recente dedicato un bellissimo libro (“Steppa bianca”) lo scrittore Michele Taddei che sarà a San Rossore a consegnare una coppa al fantino vincitore della corsa in compagnia del colonnello Domenico Leotta, comandante del Reggimento “Savoia Cavalleria”.

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