Ribot ed Enrico Camici

Ribot, la storia di un cavallo entrato nella storia

Ribot nacque in Inghilterra, a Newmarket, il 27 febbraio del 1952, da Tenerani e Romanella. Era di proprietà della scuderia Razza Dormello Olgiata che apparteneva a Federico Tesio, allevatore e allenatore, e al marchese Mario Incisa della Rocchetta che ne era diventato socio nel 1932. L’interprete di tutte le sue corse sarà il fantino Enrico Camici, uno dei tanti nomi illustri dell’ippica pisana.
Ribot deve la sua fama alla sua imbattibilità in carriera, con sedici vittorie consecutive nei più importanti gran premi disputati in ambito europeo, tra i quali due edizioni dell’Arc de Triomphe e una delle King George and Queen Elizabeth Stakes.

Il puledro era di modello considerato ‘ordinario’e il suo allevatore, Federico Tesio, che considerava molto importante nei cavalli anche l’aspetto fisico, non lo tenne mai in grande considerazione. Furono i primi lavori in allenamento a imporlo all’attenzione degli uomini di scuderia, soprattutto del caporale Vittorio Ugo Penco che, scomparso Tesio il 1° maggio del 1954, divenne l’allenatore della razza Dormello Olgiata. In accordo con il marchese Incisa fu deciso di far debuttare il puledro il 4 luglio del ’54 a Milano nel premio ‘Tramuschio’ sulla distanza dei 1000 metri. Come sarebbe avvenuto in molte altre delle sue vittorie, Ribot distaccò i suoi coetanei, cogliendo un facile successo. Due mesi dopo si ripeté sulle orme della madre Romanella nel Criterium Nazionale. La vittoria lo proiettò da favorito nel Gran Criterium dove Enrico Camici, sicuro della vittoria, non tenendo conto che il terreno pesante danneggiava la grande azione di Ribot, ne ritardò lo scatto e fu costretto a lottare duramente per contenere la rimonta finale di Gail, un cavallo della razza del Soldo che era allenata da Federico Regoli.
Destinato a correre su distanze superiori, per la quarta uscita in carriera – e la sua prima a tre anni – fu impegnato il 6 marzo del 1955 sui 1500 metri del premio ‘Pisa’, tornando a vincere ancora con estrema facilità. La prova successiva fu sulla distanza del doppio chilometro del premio ‘Emanuele Filiberto’, nel quale Ribot lasciò a ben dieci lunghezze il rivale Gail. Tra le due vittorie, nell’occasione di un lavoro in pista, riuscì a tenere a distanza un altro famoso cavallo, Botticelli, che era stato autore del doppio Parioli-Derby nel 1954 e futuro vincitore di una Gold Cup ad Ascot.

Di genitori, proprietà, allevamento e allenamento italiano, Ribot non poté mai partecipare al Derby Italiano, in quanto la madre, gravida, non era stata iscritta alla corsa. La sua stagione, quindi, si focalizzò sul prestigioso Prix de l’Arc de Triomphe, la corsa più importante del panorama europeo. Per prepararsi al miglio e mezzo, distanza sulla quale si correva la classica francese, partecipò prima al premio ‘Brembo’, sui 2200 metri, poi al ‘Besana’, sui 2400 metri concludendo le due corse con facili successi. .L’8 ottobre 1955, nonostante si presentasse imbattuto all’Arc, non era tra i cavalli più considerati, anche in considerazione del fatto che aveva solo 3 anni e si trovava di fronte i migliori “anziani” europei. I tifosi italiani accorsi a vederlo poterono così scommetterlo a una quota di 10 a 1. Un intralcio subìto nel corso della gara non rallentò la sua azione e Ribot arrivò solitario sul traguardo con tre lunghezze di vantaggio sul resto del gruppo, consacrandosi come migliore cavallo d’Europa.Due settimane dopo la vittoria nell’Arc de Triomphe, Ribot concedette la rivincita ai propri avversari nel premio ‘Jockey Club’ a Milano, ma il risultato non cambiò: il vincitore della stagione precedente, Norman, venne lasciato a ben 15 lunghezze.

La stagione da “anziano” di Ribot comincia con tre facili vittorie a Milano, in preparazione del Gran Premio dedicato a quella città. La resistenza dei migliori cavalli italiani – sia del vincitore del Derby, Barba Toni, che del vincitore del “Presidente della Repubblica”, Vittor Pisani – non bastò a contrastare Ribot, che sulla lunga dirittura milanese, distaccò i suoi avversari, lasciando infine il secondo posto,m a otto lunghezze, all’ottimo fratellastro e compagno di colori Tissot (figlio anch’esso di Tenerani).

Senza rivali in Italia, il campione di Tesio venne indirizzato alla corsa più importante del panorama estivo europeo, le King George and Queen Elizabeth Stakes in programma il 21 luglio del 1956. Tra i 100 mila spettatori di Ascot c’era anche la Regina Elisabetta, venuta a sostenere il proprio cavallo, High Veldt. La corsa sembrò in un primo momento volgere a favore proprio di quest’ultimo, ancora in testa agli ultimi 400 metri, ma nel tratto conclusivo Ribot emerse, sorpassando l’avversario e vincendo di cinque lunghezze. Gli appassionati inglesi si tolsero il cappello di fronte alla sua prestazione: un privilegio riservato soltanto ai cavalli della regina. Elisabetta II, pur battuta, si congratulò sportivamente con il proprietario.

« It is exciting to see a good horse winning; Ribot greatly amazed me. »

Il marchese Mario Incisa della Rocchetta, unico proprietario dopo la morte di Feederico Tesio, decise di rischiare nuovamente il cavallo nell’Arc del 1956 e, dopo un facile rientro, Il pomeriggio del 7 ottobre Ribot si presentò da favorito al confronto con i migliori cavalli europei e con i due campioni Fisherman e Career Boy giunti dagli Stati Uniti. Il cavallo era al massimo della forma e il fantino Camici era deciso a mostrarne il vero valore a tutto il mondo. Durante la gara Fisherman scappò subito in testa per favorire il compagno Career Boy. Già a metà percorso Camici ruppe gli indugi, superò il battistrada, e andò a vincere in scioltezza con almeno sei lunghezze su Talgo (vincitore del Derby Irlandese), Tanerko (campione del Derby francese) e lo stesso Career Boy.

Al rientro Ribot venne accolto da entusiastiche ovazioni del pubblico francese. Il giorno dopo il giornale “Paris Turf” esaltò la vittoria con il titolo:
« Meilleur pure sangre “in the world”: 84.700 turfistes ont eu hier la chance unique de voir en action la plus formidable machine a courir qui ait jamais fonctionné sur un hippodrome: Ribot l’italien. »
Entrato in razza nel 1957, Ribot funzionò come stallone in Italia, Inghilterra e Stati Uniti, dando vita a numerosi campioni tra i quali Molvedo e Prince Royal, vincitori a loro volta dell’Arc de Triomphe, oltre a Ragusa, Ribero, Ribocco, Arts and Letters, Graustark, Alice Frey ed Epidendrum. Ribot morì per una colica la notte del 28 aprile del 1972 all’età di 20 anni. I suoi discendenti vincono tuttora corse importanti sia negli Stati Uniti che in Europa.
Grazie a queste vittorie, Ribot è risultato per tre volte (1963, 1967, 1968) al vertice della Lista degli stalloni, in Inghilterra e in Irlanda, i cui figli avevano vinto il maggior montepremi in quegli anni. John Galbraith, il proprietario della Darby Dan Farm, nel Kentuicky, dove Ribot aveva concluso la sua carriera stalloni era, gli dedicò un monumento.

Enrico Camici,
un grande fantino di Barbaricina

Nasce il 31 gennaio del 1912 in Barbaricina, il quartiere della periferia di Pisa già da decenni considerato il “paese dei cavalli”. A 13 anni viene mandato dal padre Ercole a fare apprendistato in una scuderia, meritandosi il soprannome di ‘caporalino’ per la serietà e l’impegno profusi nelle sue mansioni.
Quando il padre si sposta nella prestigiosa scuderia di Giuseppe De Montel, sempre nel capoluogo milanese. Qui viene ignorato dagli allenatori stranieri che si avvicendano alla guida della scuderia milanese – Walter Allpher e Charles Planner – fino all’assunzione del fantino Paolo Caprioli, sotto la cui “ala protettiva” il piccolo Enrico comincia a essere considerato.

E’ anche per le pressioni del fantino romano che a Enrico viene proposto il primo contratto ad allievo che lo porta al debutto il 9 settembre del 1925 nel premio ‘Porta Giovia’: in quell’occasione il quattordicenne pisano, in sella a Poncia, riusce a classificarsi secondo.
Con l’arrivo del nuovo allenatore Willy Carter, al giovane fantino pisano vengono concesse altre opportunità, che saprà sfruttare presto, arrivando a vincere la sua prima gara il 24 aprile 1926 a San Siro, nel premio ‘Cesa’, in sella a Budrio. Sotto i consigli e gli insegnamenti di Caprioli, il ragazzo comincia a farsi le ossa e a raggiungere la prima vittoria in un Gran Premio: nel 1927, in sella a Francavilla, Camici vince il premio ‘Ambrosiano’. L’anno successivo arriva anche la vittoria nel ‘Chiusura’, in sella al grande Ortello. Nel 1929 Enrico Camici entra in classifica con 55 successi alle spalle Digby Blackburn (78) e del maestro Paolo Caprioli (95). L’anno dopo raggiunge la seconda posizione con 65 vittorie.

Nel 1931 la sua carriera subisce una prima svolta. Con il trasferimento a Roma di Paolo Caprioli, Enrico diventa la “prima monta” della scuderia De Montel, facendosi notare per il carattere taciturno, per la correttezza e per la mano delicata con cui porta i cavalli al successo.
La sua carriera prosegue fino all’interruzione della seconda guerra mondiale, al cui termine, dopo la tragica morte in pista di Pietro Gubellini, che era stato il fantino di Nearco, firma un contratto con il trainer più famoso d’Italia, Federico Tesio. Tra i molti successi ottenuti con questa scuderia, spiccano le quattro affermazioni nel Derby italiano di galoppo e le sedici vittorie in altrettante grandi corse italiane ed europee in sella al campione Ribot, al quale dovrà buona parte della sua fama.
Enrico Camici è ricordato uno degli uomini-record del galoppo italiano. Nel corso della sua lunga carriera, terminata nel luglio del 1969 a 57 anni, ha infatti disputato ben 16.575 corse, vincendone 4.100.

Una volta ritiratosi dalle corse, Enrico Camici intraprese la carriera di trainer prima della scuderia ‘Aurora’e poi della ‘Gabriella’ vincendo numerose corse di prestigio. Morì il 17 marzo del 1991 a Pisa, la città dov’era nato. Ogni anno la società Alfea gli dedica una corsa Listed che si disputa nell’ippodromo San Rossore.