Storia dell’Ippica Pisana

Quando il tempo va al galoppo: dal Granduca ad oggi

Nel 1829 il Granduca Leopoldo tracciò la prima pista

Scoperti di terreni di San Rossore da Jacopo Barchielli, postino delle messaggerie granducali, già nel 1829 il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena aveva disposto che, sul lato nord della Cascina di San Rossore, venisse tracciato un percorso per l’allenamento dei cavalli purosangue che lui possedeva in gran numero e che faceva gareggiare in primavera sui prati del Quercione, a Firenze.

Il Paese dei Cavalli

Con l’apertura delle diritture dei Cotoni, Barbaricina, il quartiere di Pisa a ridosso della tenuta di San Rossore, inizia a popolarsi di allenatori e fantini, italiani e stranieri: oltre allo stesso Barchielli, anche Galletti, Banti e tanti inglesi (Corbin, Smith, Corser, Bell). Nel 1878, con l’arrivo di Thomas Rook, l’ippica pisana decollerà e Barbaricina diventerà il Paese dei Cavalli.

Nasce l’Alfea

Il 18 agosto del 1853 era stata presentata alle autorità la richiesta di formare a Pisa una “società per le corse dei cavalli”, che sarà anche il nome, anonimo, con cui opererà per un lungo periodo. Tra le finalità della società, si legge, “creare, con le corse dei cavalli, un sensibile movimento economico per la città, del quale sarebbero stati avvantaggiati caffettieri, vetturini, locandieri”. Il 3 aprile 1854, nato l’ippodromo, San Rossore ospita la prima riunione ufficiale di corse al galoppo.

Nel 1891 fu costituita una seconda società, in competizione con quella esistente, che si chiamò “Società nazionale ‘l’Alfea’ per le corse autunnali dei cavalli a Pisa”. La competizione tra le due società si protrarrà per qualche anno, finché nel 1898, sotto il nome di ‘Alfea’, avverrà la definitiva riunificazione. Intanto nel 1885 era nato il premio ‘di Pisa’, una corsa che aveva l’intento di preparare i cavalli al Derby del galoppo. Ben undici vincitori del premio ‘Pisa’ figureranno nell’albo d’oro del Derby.

Nearco, stallone straordinario

Siamo agli anni ’30 del nuovo secolo. La femmina più importante è Archidamia: nel 1937 vince il premio Pisa e il Derby reale del galoppo. Ma il cavallo più famoso che calpesta i prati di San Rossore in questi anni è Nearco che, completata la carriera agonistica da imbattuto dopo la vittoria nel Grand Prix de Paris, sarà un capostipite stalloniero di valore universale.

La guerra e la ricostruzione

La guerra cancella gran parte della città di Pisa e anche Barbaricina e San Rossore subiscono i danni delle incursione aeree. Anche i vecchi Cotoni dove si era allenato Nearco sono usati per farne un accampamento di guerra. Ma l’ippica pisana saprà rinascere e il 26 gennaio del 1947 si correrà di nuovo il premio ‘Pisa’ che sarà vinto da Zaratustra.

Ribot: il più grande

Gli anni ’50 sono di grande splendore per l’ippodromo di San Rossore. E’ nata una stella che si chiama Ribot, il vincitore del premio ‘Pisa’ nel 1955. Ribot concluderà la sua carriera internazionale dopo sedici corse da imbattuto e andrà stallone negli Stati Uniti dove morirà il 28 febbraio del 1972.

Alberto Giubilo e gli anni d’oro dell’ippica

Il mondo cambia in fretta, come anche l’ippica. Arrivano il totalizzatore elettronico e la tv negli ippodromi. Un grande giornalista, Alberto Giubilo, porterà le imprese dei campioni dell’ippica alla tv nazionale al massimo della popolarità.

1990: il premio Pisa compie 100 anni

L’ippica pisana, forte della sua tradizione, continua a macinare successi. L’ippodromo vivrà un grandissimo momento in occasione del centenario del premio ‘Pisa’ nel 1990 allorché, in un tripudio di folla che mai si era visto prima, vincerà Capolago.

La scuola per allievi fantini

Dalla prima corsa sono trascorsi 150 anni. Nasce la scuola per allievi fantini del galoppo in piano, prima e unica in Italia. Oggi alcuni dei giovani fantini più promettenti hanno frequentato la scuola di San Rossore e sono emersi in corse importanti, non solo in Toscana, ma a livello nazionale e internazionale.

Il futuro di un lungo passato

L’Ippodromo di Pisa guarda oggi al futuro con ottimismo e con la ferma volontà di riuscire cavalcare la sfida dell’innovazione e dell’ammodernamento. L’ippodromo è il fulcro di un sistema di accoglienza e di infrastrutture della comunicazione che lo rendono facilmente raggiungibile e capace di rispondere alle esigenze degli esperti e di tutti coloro che cercano un’esperienza di qualità, autentica e a contatto con la natura di uno dei parchi storici più belli d’Italia.